Cosa è la VIOLENZA DOMESTICA ?
è il comportamento abusante di uno o entrambi i partners in una relazione intima di coppia, quali il matrimonio e la coabitazione. Si estrinseca in molte forme, quali l'aggressione fisica, minacce di aggressione, intimidazione, controllo, stalking, abusi sessuali od emozionali, trascuratezza, deprivazione economica. Tali comportamenti possono costituire reato a seconda della locale legislazione e della loro gravità.
Negli anni 70 il movimento femminista richiamò l'attenzione sul fenomeno delle mogli picchiate dai loro mariti. Tale visione si è estesa ad includere fra le vittime di violenza domestica le donne non sposate ma coabitanti e gli uomini vittima di violenze da parte delle loro mogli o compagne.
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« Ogni forma di violenza fisica, psicologica o sessuale e riguarda tanto soggetti che hanno, hanno avuto o si propongono di avere una relazione intima di coppia, quanto soggetti che all’interno di un nucleo familiare più o meno allargato hanno relazioni di carattere parentale o affettivo. » |
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A chi si rivolge la Tutela?
- A donne
- A portatori Handicap
- A minori
- A tutte le situazioni definite a "Rischio"
Dalla data odierna è disponibile un numero verdo 800-13.49.43 affiancata ad una linea Cellulare 331-288.52.18 SMS e Voce per parlare e denunciare questi abusi.
Vista la gravità e l'urgenza dell'Istituzione della nuova Task Force di Tutela Vittime Violenza,
il Consiglio Nazionale delega la Presidenza nella figura del Dir. Com. Spaducci Massimo Elia ad interim, la direzione della nuova divisione che collaborerà strettamente con le forze di Polizia e con la divisione Sanitaria e Legale dell'Associazione.
Considerazioni e Statistiche:
Una delle problematiche principali dello studio sulla violenza intrafamiliare resta quello della valutazione dimensionale del fenomeno (a fronte della grande incidenza del numero oscuro). È perciò necessario innanzitutto fare riferimento a definizioni "comuni" del fenomeno.
Ma la difficoltà di pervenire ad una definizione comune dei fenomeni di abuso costituisce soltanto un aspetto: le differenze, talora molto spiccate presenti nelle stime proposte dalle fonti scientifiche, istituzionali, giornalistiche poggiano su un complesso di ragioni, fra le quali va annoverata la varietà delle metodologie di indagine.
Varie sono le fonti (sanitarie, di polizia, giudiziarie, statistiche, Centri antiviolenza, Telefono donna, etc.) dalle quali derivano le informazioni su cui si basano i diversi studi.
Il punto di criticità di tali raccolte di informazioni, riguarda la completezza e l’attendibilità delle stesse, difatti la maggior parte delle stime riportate in letteratura sono il frutto di estrapolazioni operate su campioni non rappresentativi.
La maggioranza degli studiosi concorda nell’attribuire un’estensione assai ampia a questa categoria di condotte violente. Tutti i dati empirici confermano che, per una donna, il rischio di subire violenza da parte di un altro membro della famiglia è mediamente assai più elevato rispetto a quello di essere aggredita per strada da sconosciuti e si può ritenere che episodi di violenza fisica di una certa serietà si verifichino, almeno una volta, nel 30% di tutti i nuclei familiari.[1]
Indagine a campione ISTAT 2006
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« La violenza contro le donne è forse la violazione dei diritti umani più vergognosa. E forse è la più pervasiva. Non conosce limiti geografici, limiti culturali o di ricchezza. Fintanto che continua non possiamo dichiarare di fare reali progressi verso l'uguaglianza, lo sviluppo e la pace. » |
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L’indagine svolta nel 2006 dall'Istat è dedicata al fenomeno della violenza fisica e sessuale contro le donne ed è stata la prima indagine "vittimologica" completa per l'Italia. Tale indagine ha ottenuto un buon riscontro a livello mediatico e scientifico anche a livello internazione.
Attraverso questo studio si è indagato il fenomeno all’origine e, quindi, indipendentemente dal legame affettivo, familiare o parentale con l’autore dell’atto violento, tramite la scelta metodologica del così detto "campionamento a quote". L'indagine si è svolta tramite l'intervista telefonica a donne comprese tra 16 e 70 anni, su un campione complessivo di 25.000 donne.
I risultati dell’indagine, rielaborati su base statistica, quantificano la dimensione in Italia in:
- 6 milioni 743 mila le donne da 16 a 70 anni vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita; negli ultimi 12 mesi del 2006 il numero delle donne vittime di violenza ammonta a 1 milione e 150 mila;
- 900 mila i ricatti sessuali sul lavoro.
L'analisi fornisce alcuni raffronti tra violenza avvenuta all’interno della famiglia ed evento violento attribuito a "sconosciuti":
- 14,3% delle donne ha subito almeno una violenza fisica o sessuale all’interno della relazione di coppia (da un partner o da un ex partner) mentre il 24,7% da un altro uomo;
- le violenze non denunciate sono stimate attorno al 96% circa se subite da un non partner, al 93% se subite da partner;
- la maggioranza delle vittime ha subito più episodi di violenza, nel 67,1% da parte del partner, nel 52,9% da non partner, nel 21% violenza sia in famiglia che fuori;
- 674 mila donne hanno subito violenze ripetute da partner e avevano figli al momento della violenza.
Il Centro Nord presenta valori sostanzialmente simili e in media con l’Italia, mentre il Sud e le Isole si collocano sotto la media. Tassi più elevati sono raggiunti dai centri delle aree di grande urbanizzazione.
{Un'indagine del 2006, anche se riferita alla sola provincia di Verona (popolazione al 2006 pari a 870.122 persone - fonte ISTAT), ha analizzato il fenomeno della violenza domestica in un determinato arco cronologico.
Questi i risultati:
- 2.706 sono state le richieste di intervento a una o più istituzioni;
- 2.373 è il numero degli eventi segnalati;
- 2.284 è il numero delle vittime direttamente oggetto di violenza domestica;
- le vittime sono per il 64,8% femmine, per il 33,9% maschi; gli autori sono maschi nel 68,5%, femmine nel 27,7%;
- la maggioranza delle vittime è di nazionalità italiana (71,6%), il 28,4% è straniera;
- assunzione di alcol, "futili motivi" e problemi connessi alla separazione o alla rottura della coppia sono le motivazioni delle condotte violente maggiormente esplicitate;
- nel 70,5% la vittima è percossa con pugni, calci ecc. per lo più al capo, al volto o al collo; oltre il 40% presenta lesività (contusioni, ecchimosi, ematomi etc...) in molteplici sedi corporee;
- nel 40,2% dei casi il periodo di malattia supera la settimana (nel 5,6% non è quantificabile in sede di Pronto Soccorso, essendo seguito il ricovero in ambito ospedaliero);
- nel 30% dei casi si tratta di “violenza reciproca”, ove entrambe le parti sono vittima e autore nel medesimo episodio o in momenti diversi;
Per quanto riguarda le ipotesi di reato formulate in sede penale, questi sono stati i risultati:
(Fonte Wikipedia)